image

In risposta alla testimonianza positiva che ho pubblicato ieri, è arrivato un commento di segno opposto, a cui ho deciso di dare rilievo perché esprime una posizione che molti (giovani e meno giovani) condividono in Italia, non solo fra i laureati in Scienze della comunicazione: l’idea che un titolo di studio abbia un valore in sé e per sé, indipendentemente dalle reali competenze che lo accompagnano, e che un’azienda debba darti una corsia preferenziale solo perché hai conseguito la laurea xy, indipendentemente dal fatto che tu abbia davvero le competenze ed esperienze che all’azienda interessano. È un’idea strettamente connessa al cosiddetto “valore legale” del titolo di studio, che rende

tutte le lauree in una certa disciplina uguali fra loro, indipendentemente dall’ateneo in cui sono state conseguite e dai curricola reali che le accompagnano. Ed è un’idea malsana, perché è del tutto staccata dal funzionamento effettivo del mercato (le aziende che funzionano hanno bisogno di “chi sa”, non di “chi ha”), perché induce molti giovani a tirare a campare, studiando poco e male pur di arrivare alla laurea (salvo poi lamentarsi del fatto che non trovano lavoro, senza pensare che magari non lo trovano perché sono rimasti ignoranti), e perché porta, al limite, a pratiche illegali come la compravendita di lauree, che in Italia ben conosciamo da decenni. Verrà mai un governo che abbia il coraggio di abolire il valore legale della laurea?

La testimonianza di Dario è interessante proprio perché evidenzia tutte le contraddizioni, le recriminazioni e l’inconsapevolezza che ostinarsi, oggi, a sostenere il “valore legale del titolo” porta con sé:

La laurea in Scienze della Comunicazione ormai è diventato un talent show. Se da “Amici” sono usciti personaggi come Emma e Alessandra Amoroso, se da “X Factor” sono usciti personaggi come Marco Mengoni e Chiara, dal talent Scienze della Comunicazione è uscito Andrea.

Fin qui nulla di male, ma la laurea in Comunicazione è una laurea, con tanto di valore legale; il comunicatore che lavora dovrebbe essere la regola e non l’eccezione. La laurea, a differenza dei talent, è una cosa seria. Un’analisi vera e propria, con tanto di prognosi e diagnosi, non è mai stata fatta sulla nostra laurea. Le inchieste Almalaurea? Da quando nel 2009 mi sono laureato ho lavorato solo 3 mesi: per le statistiche Almalaurea io ho trovato lavoro a 3 anni di distanza dalla laurea…

Io mi sono battuto e continuerò a battermi per combattere le discriminazioni subite da noi laureati in Comunicazione. Gli enti pubblici cercano consulenti in Comunicazione senza laurea, ma con esperienza decennale. Le scuole cercano per i progetti Pon esperti in Scrittura Creativa laureati in Lettere e non in Scienze della Comunicazione ed esperti in Comunicazione Sociale senza laurea, ma con esperienza decennale. “Grazie” al Ministero della Pubblica Istruzione con la nostra laurea non possiamo insegnare Teoria e Tecnica della Comunicazione. Sulle aziende devo dire che ho inviato migliaia di curriculum, pochissime (3-5) le risposte; raramente ho ottenuto la conferma di lettura, per cui probabilmente le aziende neanche le leggono le e-mail. Dobbiamo batterci per ottenere il VERO riconoscimento legale della nostra laurea.

Dobbiamo batterci affinché le scuole assumano esperti in Comunicazione in possesso di laurea in Comunicazione, dobbiamo batterci affinché gli enti assumano consulenti in Comunicazione laureati in Comunicazione, dobbiamo batterci affinché i dottori in Comunicazione possano insegnare nelle scuole pubbliche Teoria e Tecnica della Comunicazione.

Storie come quelle di Andrea vanno raccontate, vero, ma è evidente che tali storie, per la loro isolata eccezionalità, evidenziano una problematica, che andrebbe approfondita, e non una risorsa. Cordialmente. Dario Milazzo

Aggiungo solo una precisazione, caro Dario: il caso di Andrea non è affatto isolato, anzi, e dimostra proprio che l’ingresso nel mondo del lavoro è tanto più rapido e soddisfacente quanto più le competenze di chi si laurea sono approfondite, vaste e adatte a ciò di cui ha bisogno il mercato. Il “pezzo di carta” non garantisce un bel nulla insomma, ma questo vale per tutti i pezzi di carta, non solo per quello in Scienze della comunicazione. Inoltre, se lei ha atteso tre anni dalla laurea prima di trovare lavoro, il suo caso certo rientra nelle statistiche di Almalaurea, che però mediamente sono ben più incoraggianti per i/le laureati/e in Scienze della comunicazione. Mi dispiace per lei.

Archiviato in:stage e lavoro Tagged: lavoro, Scienze della Comunicazione, stage e lavoro

Leggi tutto... https://giovannacosenza.wordpress.com/2013/12/03/scienze-della-comunicazione-e-il-valore-legale-della-laurea/