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Andrea Senzacqua

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Andrea Senzacqua

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    Nato e vissuto a Roma.
    ..Un "uomo mancato", rimasto quel bambino oggetto delle violenze fisiche e psicologiche da parte di suo "fratello" maggiore, abbandonato dal "padre" separato all'età di 9 anni nell'agosto del 1980, il che ha lasciato ancor più campo libero all'unico suddetto "fratello" di imporre la sua egida sul suo unico fratello minore, io, fino a quando dopo uno svenimento per shock midollare a seguito di cazzotti sulla schiena/colonna vertebrale in Hotel in "vacanza" a Terracina nell'agosto del 1987, io 16enne e lui quasi 18enne e quindi capace di intendere e "ben-volere" (aggressione e percosse che 16enne ingenuo e ormai psicologicamente condizionato com'ero non sono neanche andato a denunciare al più vicino commissariato) ho definitivamente deciso che non appena ne avessi avuto i mezzi, avrei tentato il suicidio (visto che già nel precedente luglio, in soggiorno a Baselga di Piné, Trento, per la prima volta con "padre" e amante arida calcolatrice, avevo fatto un lucido bilancio della mia vita timida e solitaria, valutando bene premesse e probabili prospettive, e avevo già tratto quella ben lucida conclusione). Il 31 dicembre dell'87, ultimo dell'anno rimasto a casa con una scusa, ingerivo ingenuamente e nella mia ignoranza tossicologica un intera scatola di Noan rubata a mia madre (diazepam pillole 5mg, che nell'87 credo fossero più delle 25 concesse oggi), accompagnate da un bel po di vino che ingerii con estrema difficoltà essendo io congenitamente astemio e intollerante all'alcol. Inutile dire che tutto ciò mi fece soltanto andare in "coma superficiale", e mia madre si limitò a biasimarmi e neanche informare mio padre di quel grave atto. Nel giugno dell'89 prendendo la corriera Acotral oggi Cotral cercai di raggiungere il viadotto Pietrasecca presso Carsoli, dopo Tivoli, ma volendo per l'ultima volta vedere Villa d'Este che avevo visitato fugacemente svariati anni prima in gita scolastica alle elementari, sono sceso a Tivoli e l'ho rivista, poi, essendo già tardi, mi sono messo a dormire nel sacco a pelo in un praticello vicino a un piccolo canale d'acqua subito fuori da un muretto perimetrale di una villetta unifamiliare. Non l'avessi mai fatto! I proprietari trascorsa una nottata tremenda e insonne con un umidità spacca-ossa e giunta finalmente la mattina sono stato notato dai proprietari che nonostante stessi fuori dalla loro proprietà mi hanno invitato ad andarmene, ma poi invece vedendo che ero un ancora un adolescente seppur già 18enne, e trattenendomi con una gentile fetta di torta, mi hanno chiesto come mi chiamassi e poi grazie a questa informazione hanno prima chiamato i carabinieri che a loro volta hanno contattato mia madre, che a sua volta ha contattato un mio zio con cui avevo una molto rara frequentazione e che di me non sapeva un fico secco, che a sua volta è venuto con la solita rigidità e severità di "manager genitoriale di polso" che riservava sempre ai suoi figli e piuttosto scocciato del "contrattempo", a prelevarmi, e dopo neanche avermi chiesto che cosa avessi avuto intenzione di fare e avermi unicamente regalato la singola frase "tu avresti dovuto essere gestito con più polso!!" mi ha depositato di nuovo a casa per essere a mia volta biasimato da mia madre per il "disturbo" arrecato a mio zio. Comunque facciamola breve (...si fa per dire) Giovedì 10 maggio del 1990, rigogliosa primavera di vigilia dei Mondiali di Calcio di Italia '90, dopo essermi brevemente edotto alla Biblioteca Medica del Policlinico Umberto I° ed aver accumulato senza mai assumerle 5 scatole di Halcion da 30 compresse ciascuna (150 cmp da 0,25mg di Triazolam) in parte pestate e polverizzate col mortaio e immerse in una bottiglia di alcool a 30gradi ottenuto da una bottiglia di alcool a 95gradi per uso pasticciero, e in parte integre, e 10 cmp di Atenololo rubate in quella stessa mattina di maggio a un'altro mio zio malato di ipertensione e di cui avevo le chiavi di casa quando lui era già uscito a lavorare, più svariate compresse di eritromicina che avevo letto che aumentavano l'emivita plasmatica del triazolam riducendone anche la clearance/catabolizzazione renale, ho messo in atto il mio terzo e più grave tentato suicidio in una zona appartata di Villa Pamphili. RISULTATO: la mia intolleranza all'alcol mi ha (già fuori conoscenza o in amnesia anterograda tipica delle overdosi da benzodiazepine) indotto a vomitare una parte del cocktail sinergico, sono rimasto quasi due giorni in coma non profondo nascosto in quello sterminato parco pubblico... poi sarei in qualche modo riuscito, cadendo e sbattendo la testa a terra continuamente in totale intossicazione e mancanza di coordinazione, a raggiungere le cabine telefoniche appena fuori lo sterminato parco e, setto nasale rotto (non so neanche se ho fatto pure qualche brutto incontro con qualcuno che mi ha scambiato per un tossicodipendente) ed èdema sopradurale da contusioni riportate, sono non so con quale aiuto esterno del gettone o scheda telefonica di chi, a chiamare casa e chiedere aiuto, dicendo solo che ero sulla via olimpica (così mi è stato raccontato, ma mi sembra francamente strano che non ci fosse quel qualcuno del gettone ad "aiutarmi"). Caso beffardo ha voluto che mi rintracciasse il mio "carissimo fratello" che mi ha portato al San Camillo, dove hanno prima cercato di depurarmi il sangue ma non certo il tessuto cerebrale, e poi avendo io in totale disinibizione da intossicazione pronunciato la frase "tanto lo rifaccio" sono stato spedito per direttissima in TSO alla sezione psichiatrica del vicino Forlanini dove ho vissuto tre settimane da incubo con violenze, contenzioni (quando ti legano al letto e ti fanno l'iniezione detta "tripletta") ed ulteriori intossicazioni da psicofarmaci da parte di infermieri/"secondini" psichiatrici, psichiatri, altri "pazienti" violenti e psicotici, e pure psicologi che pretendevano di poter fare una cazzo di diagnosi di personalità con il test dell'interpretazione delle macchie, alias idiota e pseudoscientifico test di Rorschach, ad uno che aveva tentato il suicidio ed era ancora in shock tossico (come si suol dire in gergo medico). Poi per fortuna la pseudoscienza criminale della psichiatria mi ha lasciato in pace (la psichiatra che mi "seguiva" al C.I.M ha accettato il mio rifiuto ed il mio risentimento per quanto subito, anche perché gli ricordavo sempre e giustamente che la loro è solo pseudoscienza, "psicometeorismo" (non intestinale ma cerebrale), spaccio di ricoveri d'oro nelle cliniche psichiatriche private convenzionate, e spaccio di psicofarmaci sponsorizzati dalla Big Pharma e dall'A.P.A sua organica e compiacente. Poi sono seguiti amari e demoralizzanti 13 anni, da quel 1990 al 2003 nei quali ho inutilmente tentato di spiegare e a raccontare nei particolari a mia madre che tipo di essere "umano" e "fratello maggiore" fosse stato per me il mio unico fratello, fino a che, di fronte a risposte quantomeno sconfortanti e irritanti, e quando alla fine, un giorno di settembre del 2003 gli domandai: "Mamma, ma se non mi hai mai voluto tutelare o ascoltare, perché mi hai partorito?" e lei per tutta risposta da madre a figlio mi urlato: "Non ti ho partorito! Ti ho cacato!!" e dopo essersele sacrosantamente prese, senza peraltro che avesse avuto bisogno di alcun soccorso medico o medicazione o "soccorso rosa" previsto nella "convenzione di Vaginevra"... pant, pant (come direbbe un personaggio dei fumetti di paperino) mi sono umanamente stancato di "essere sintetico" se solo volete il resto lo trovate scritto nel mio profilo Google+ nel post agganciato in alto a tutti o nelle informazioni https://plus.google.com/u/0/111678099932043857080 o nelle info del mio profilo Facebook https://www.facebook.com/andrea.senzacqua1. ...Perché la mia odissea psichiatrica comincia veramente solo dopo quell'accaduto.

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